giovedì 19 gennaio 2012

Storia. Vincenzo Lunardi, lucchese, aeronauta (venerdì, 06 ottobre 2006)


venerdì, 06 ottobre 2006

Storia. Vincenzo Lunardi, lucchese, aeronauta

  

 

Volando alto “conquistò” l’Inghilterra e l’Europa


Dal 1854 ogni 8 settembre a San Marcello Pistoiese viene lanciata una mongolfiera, detta il pallone di Santa Celestina, momento più importante della festa della Santa Patrona. Ciò che rende particolarmente significativo l’evento è comunque il legame che il pallone sanmarcellino ha con i fratelli Montgolfier che com’è noto, riuscirono il 19 settembre 1783 a far volare in Francia per circa tre chilometri un pallone spinto da aria calda al quale era legato anche un canestro contenente una pecora, un gallo e un’anatra. Infatti i due fratelli, ospiti della famiglia Cini con la quale erano in rapporto di amicizia e di affari, lasciarono a San Marcello l'impronta della loro invenzione, tanto che vari anni dopo, nel 1854, un grande pallone costruito proprio nella Cartiera Cini, probabilmente in base agli schizzi lasciati a suo tempo dai fratelli Montgolfier, si innalzò nel cielo della Montagna pistoiese. 
Tuttavia, pur senza scomodare il genio di Leonardo da Vinci, l’apporto dell’ingegno toscano agli albori del volo non comincia né finisce con i rapporti fra i Cini ed i Montgolfier, come ci ha ricordato una spettacolare manifestazione aerostatica avvenuta nel settembre dello scorso anno con partenza dell’aeroporto di Tassignano nel Comune di Capannori. L'evento, svoltosi nell'ambito del suggestivo Festival delle Ville, è iltrofeo "Memorial Vincenzo Lunardi" del quale, per il 15-16-17 settembre di quest’anno è prevista la seconda edizione. Ma chi era Vincenzo Lunardi? Come ricorda un cippo posto nel giardino dell’ospedale di Chelsea a Londra, egli, il 15 settembre del 1784, fu “il primo viaggiatore aereo che attraversando gli spazi volò per 2 ore e 15 minuti”.  Nato a Lucca  3 gennaio 1759, Lunardi, poco disposto a trascorrere il resto della vita negli angusti confini del piccolo stato toscano, fin da giovanissimo abbandonò la sua bella città iniziando a viaggiare per l’Europa tanto che nel 1782 lo troviamo a Londra, segretario del principe di Caramanico, Ambasciatore di Napoli.
Londra era allora la capitale di un immenso impero in formidabile ascesa, la città più importante del mondo, come spesso lo è stata poi anche in altri periodi, sovente disputando questa supremazia con Parigi:  rappresentava allora quello che, all’incirca dalla metà degli anni ’60, rappresenta oggi New York, la “Grande Mela.
Lunardi, in quel 1782, svolgeva il suo lavoro di mediocre routine diplomatica  nelle cinque modeste stanze dell'ambasciata napoletana al n. 56 di New Bond Street e non navigava certo dell'oro, dato che per arrotondare il suo magro stipendio era costretto a rivendere il saporito olio che la famiglia (due sorelle e il suo tutore, cavalier Compagni) periodicamente gli spediva da Lucca. Ventitreenne intelligente ed ambizioso leggeva molto, intuiva che nell'aria stavano maturando strabilianti novità e trascorreva lunghe ore al Museo degli Inventori sentendo sorgere dentro di sé un impaziente intreccio di sogni e di progetti. L'anno successivo non fu quindi sorpreso dalla performace aerostatica dei fratelli Montgolfier che, insieme all'amico Tiberio Cavallo, seguì attentamente sulle gazzette del tempo, come poi si eccitò per l’ascensione di  Pilature de Rozier e del Marchese d’Arlandes, che il  21 novembre 1783 per primi percorsero il cielo di Parigi, per quella dell’inglese Cavendish che nel dicembre del 1783, sempre a Parigi, si elevò utilizzando un pallone a gas e per i fratelli Charles, che usarono l'idrogeno  posto dell'aria calda. Urgeva che fosse effettuato il primo volo sul suolo britannico dopo che, anche in Italia, il 25 febbraio 1784, il marchese Paolo Andreani con i fratelli Carlo e Agostino Gerli avevano solcato quei cieli. Lunardi, forte delle sue cognizioni tecniche, sapeva di essere l’uomo giusto nel posto giusto, e che proprio quello era il momento per alzarsi su Londra ed  uscire definitivamente dalle ristrettezze economiche e dall'anonimato. Gli inizi di quel 1784 furono quindi per il lucchese occupati da una frenetica ricerca di fondi che, grazie al suo convincente entusiasmo finalmente gli vennero da amici e da piccoli artigiani. Progettò e costruì con l'aiuto di Cavallo e del chimico Fordyce un pallone in cui l'unica innovazione rispetto alle formule precedenti fu probabilmente l'invenzione e l'utilizzo di un dispositivo atto a far entrare più rapidamente l'idrogeno nel tubo di rifornimento. Verniciato in rosso, blu e oro, misurava 16 metri di circonferenza, 45 corde scendevano dall'alto fissandolo ad una navicella dotata di 4 grandi remi aerei che secondo le credenze del tempo sarebbero necessariamente serviti per la navigazione orizzontale e per quella verticale. Lì dentro si sarebbe stretto Vincenzo, con una riserva di acido vetriolico in barili, dei sacchi di zavorra, alcuni strumenti per la navigazione, i viveri, un piccione, un gatto e un cane, nonché il suo affezionato finanziatore ed amico Biggin che però, per motivi di spazio e di peso, dovrà poi rimanere a terra. Finalmente, dopo non poche perplessità, il Governatore Sir George Howard dava il permesso per il volo mentre, nell'attesa, il pallone di Lunardi veniva esposto al pubblico che poteva ammirarlo al costo di una ghinea. Ed ecco finalmente il 15 settembre 1784. Quel mercoledì il tempo era buono e Lunardi, salutato dal principe di Galles di fronte ad oltre 150.000 persone, prese il volo sventolando una grande bandiera britannica. Alcuni raccontano che lo storico decollo avvenisse dal campo di parata militare di Moorfields vicino a Moorgate, altri invece dai Chelsea Gardens, praticamente dalla parte opposta di Londra, ma probabilmente qualcuno confonde questa prima ascensione con gli altri numerosi voli che da quel giorno in poi Lunardi effettuò sui cieli britannici, tanto che oggi troviamo disseminate in Inghilterra e in Scozia  lapidi che ricordano decolli, passaggi ed atterraggi del lucchese.
Mentre il pallone saliva lentamente Lunardi, dimenando energicamente (ed inutilmente!) i suoi remi, preso da somma beatitudine, cantò a squarciagola, poi dopo mangiato un pollo arrosto ed aver bevuto una mezza bottiglia di buon vino, Vincenzo lanciò nel vuoto tre lettere: se qualcuno le avesse trovate, doveva farle recapitare agli indirizzi del principe di Caramanico, di Fordyce e dell’amico Biggin. Dopo alcune miglia, essendo scesa la temperatura, Vincenzo decise che era opportuno riabbassarsi e lentamente vide delinearsi le figure di alcuni villici che all’apparire del pallone scappavano verso le colline. Cercò col megafono di far capire loro che qualcuno doveva afferrare le corde che egli avrebbe lanciato e tre giovani, che spauriti si erano rifugiati in un bosco accanto, si fecero coraggio e le agguantarono. Vincenzo saltò a terra per baciarli e abbracciarli e da loro seppe che era giunto nei pressi di Standon nello Hertfordshire. Di lì a poco arrivarono anche altri paesani e, dopo aver liberato il cane e il gatto mezzi morti di freddo e di paura, si fecero allegri brindisi con la buona birra locale. Ma l’ebbrezza del volo e del successo spinse subito Lunardi a saltare nuovamente nella sua navicella e, nel desiderio di salire in fretta sempre più in alto, a buttar fuori tutto quello che era rimasto a bordo: zavorra, piatti, bicchieri ed anche un paio di stivali. Riuscì così a raggiungere i 3.500 metri di altezza e, dopo un breve volo, scese nei pressi della vicina Ware. Aveva complessivamente percorso una ventina di chilometri in due ore e un quarto. Finalmente anche i cieli dello stato più potente della terra erano stati solcati da un aerostato ed il ritorno dell’aeronauta a Londra fu trionfale: una folla enorme di cittadini, soldati, giornalisti, autorità, belle donne costrinse la sua carrozza a procedere a passo d'uomo, poi fu acclamato per tutta la notte. Giorgio III lo ricevette a Corte e, dopo avergli donato un  prezioso orologio d'oro, lo nominò capitano ad honorem del Corpo degli Artiglieri. Da allora il lucchese divenne senz’altro l’italiano che nel XVIII secoloriuscì ad ottenere maggior popolarità in Gran Bretagna facendo anche “tendenza”: medaglie, vassoi, piatti, ritratti, bandiere riprodussero il suo viso e le signore si ornarono di un incredibile copricapo, a forma di pallone, detto “alla Lunardi”. Considerato come il più grande esperto vivente di problemi aeronautici, l’affascinante Vincenzo divenne il “partito” più ambito per ogni fanciulla di buona famiglia, mentre i poeti ne cantavano sperticate lodi ed ad ogni sua ascensione, alcune con a bordo belle dame, seguivano pantagruelici ed interminabili banchetti. Lunardi, dopo aver inventato anche una speciale barchetta a remi sulla quale, vestito da sera, attraversò il Tamigi al cospetto di una folla acclamante, rientrò in Italia nel 1788, dopo cinque anni di assenza. Sbarcato a Genova venne festeggiato come vero eroe italiano ed a Lucca fu poi investito da un'ondata di indescrivibile entusiasmo. Diretto a Napoli, nel suo lentissimo viaggio fitto di festeggiamenti, passò per Roma dove venne praticamente costretto ad esibirsi. Le autorità pontificie fissarono la data ed il luogo per l'8 luglio 1788 nei pressi del Teatro Corea che si trovava nel Mausoleo di Augusto. Quel giorno l'aerostato non riuscì a gonfiarsi a sufficienza e Lunardi, per alleggerirlo, decise di sostituire una tavola della navicella, ma, all'improvviso, il pallone, a causa di un colpo di vento, partì trascinando con sé un involontario viaggiatore, l'ingegnere Carlo Lucangeli che nel frattempo si era aggrappato alle corde. Il pallone scese a nei pressi della Porta di San Pancrazio dove, dicono le cronache, l'ing. Lucangeli arrivò incolume. Dopo questo incidente Lunardi giunsefinalmente a Napoli dove il suo “datore di lavoro”, re Ferdinando IV,  lo accolse con ogni onore. Anche qui, il 13 settembre 1789, prendendo il volo da Largo di Palazzo, dovette necessariamente effettuare la prima ascensione aerostatica del Regno, poi ricordata ed esaltata con odi e sonetti. Ne compì poi altre a Caserta ed a Palermo, ma godendo degli incondizionati favori del Borbone poteva ormai permettersi di trascurare il volo per dedicare la maggior parte del suo tempo agli studi e alla vita galante. I suoi ozi napoletani non durarono però a lungo perché anche le Maestà Cattoliche lo reclamarono in Spagna volendo venisse effettuato il primo volo aerostatico in quel Paese. Ferdinando IV, seppur contrario a privarsi del lucchese, dovette infine piegarsi agli obblighi imposti dagli augusti familiari ed ordinò a Vincenzo di partire. Il 12 agosto 1792 a Madrid un’incredibile navicella fitta di archi, cariatidi di legno, colonne, paraventi, legata ad  un enorme e variopinto pallone si alzò a fatica davanti alla Corte stupita ed ad una enorme folla, raggiunse i 3.000 metri di altezza per poi cadere in un torrente a 25 chilometri dalla città, dove poi Lunardi fu ripescato. L’aeronauta lucchese ebbe appena il tempo di riaversi che 11 giorni dopo, il 24 agosto, dovette nuovamente esibirsi, questa volta a Lisbona in Portogallo.
Ma con l’ascensione lusitana praticamente si concluse il periodo d’oro di Vincenzo Lunardi: negli anni successivi il suo nome venne dimenticato da un’Europa sconvolta dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche. Lo ricordò solo uno scarno annuncio apparso anni dopo, il 31 luglio 1806, sul Gentleman’s Magazine di Londra: “E’ morto…nel convento di Barbadinos, vicino a Lisbona, Vincenzo Lunardi, celebre aeronauta”.  Oggi invece, a duecento anni esatti dalla sua morte, come testimoniano anche le numerose pagine a lui dedicate su Internet, il suo ricordo è di nuovo ben vivo in Gran Bretagna e fra gli appassionati del volo di tutto il mondo.

Carlo Onofrio Gori

 Rielaborazione dell'articolo di Carlo Onofrio Gori, Vincenzo Lunardi, il Montgolfier di casa nostra, in "Microstoria", n. 48 (lug.-ago. 2006)

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co.gori 2006


Questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.
       Carlo Onofrio Gori  cog@interfree.it


Commenti:
 

#1 07 Ottobre 2006 - 06:29
Caro Carlo, sono contento per la "ripresa" pertanto, conoscendo il tuo impegno ambientalista, mi permetto di inviarti qui sotto questa mia riflessione che spero interessi a coloro che ti leggono.
Ciao G.

Per la raccolta ed il trattamento dei rifiuti, una politica diversa (che superi tante discariche senza sostituirle con l'incenerimento) sarebbe possibile (facendo scelte coerenti con l'obbiettivo di portare la raccolta differenziata al 55% e di ridurre la quantità dei rifiuti del 15%, entro il 2010), ma chi governa la Regione Toscana e gli Enti Locali nell'area metropolitana, l'ha esclusa. Sulla politica per la raccolta e lo smaltimento dei RIFIUTI, se qualcuno (io compreso) aveva qualche briciolo di speranza verso scelte coraggiose e di cambiamento, nella riunione del "tavolo regionale" (svoltosi nel tardo pomeriggio del 3 ottobre), Claudio Martini, i Presidenti delle Province (di Firenze, Prato e Pistoia) ed i Sindaci che erano presenti, l'hanno smentite:
- hanno confermato l'intenzione di costruire un nuovo inceneritore a Case Passerini;
- sarebbe stata avvallata addirittura la decisione (a mio parere totalmente irresponsabile)della Provincia di Prato di confermare la previsione di un inceneritore al Calice (sia pure rinviando di alcuni anni l'inizio dei lavori, in modo da poter fare la cosiddetta "staffetta" con l'inceneritore di Montale che è in fase di ristrutturazione per passare da 120 a 220 T/G);
- la Provincia di Pistoia ed i Comuni di Montale, Agliana e Quarrata, darebbero il loro consenso a tutto questo, firmando così la condanna per i propri cittadini, di subire le conseguenze di 80 - 90 anni d'incenerimento dei rifiuti (28 + 10 + 40/50) realizzata accanto alle proprie case;
- di conseguenza, le risorse finanziarie destinate al potenziamento della raccolta differenziata, rimarranno inconsistenti, cioè solo per fare qualche piccola sperimentazione, da utilizzare come "fiore all'occhiello", come "specchietto per le allodole", da utilizzare solo per farsi propaganda elettorale;
- infine, nell'area metropolitana non sono previsti "impianti a freddo" e, per mantenersi la presenza dei Verdi in maggioranza e in Giunta, gli darebbero il contentino di un mezzo impegno a fare qualche sperimentazione di un impianto in qualche altra parte della Toscana, sperando che si accontentino di questa promessa.
Insomma (Claudio Martini, le tre Province, ecc.) hanno bluffato, imbrogliato, non avevano nessuna intenzione di cambiare la politica regionale sui rifiuti ed i Piani approvati dai tre Ato dell'area metropolitana:
- avevano solo bisogno di tempo per trovare un accordo sulla proprietà degli impianti, cioè "per un sistema in cui tutti siano soci e proprietari e nessuno cliente" (e l'ulteriore rinvio deciso nella riunione del 3 ottobre, è stato deciso perchè questo accordo non è ancora perfezionato e concluso in tutti i dettagli): a quel "tavolo regionale" hanno discusso solo di questo, confermando la decisione di spendere subito circa 180 milioni di euro per costruire un inceneritore a case Passerini, 28 milioni di euro per potenziare (da 120 a 220 T/G) l'inceneritore del Cis a Montale e, tra alcuni anni, altri 180 milioni di euro da destinare alla costruzione di un inceneritore al Calice.
Questo mi sembra che sia il quadro della situazione (emersa in modo chiaro da quella riunione del 3 ottobre) e mi rimane soltanto un piccolo residuo di speranza:
- i Verdi (quelli che hanno sinceramente creduto nelle parole di cambiamento introdotte nel dibattito dall'Assessore regionale Marino Artusa) accetteranno tutto questo, oppure diranno NO anche a costo di uscire dalla maggioranza e dalla Giunta della Regione Toscana ?
- il PRC continuerà il confronto per formare L'UNIONE anche in Toscana, oppure dirà che senza cambiamenti rilevanti nella politica sui rifiuti (e per una gestione interamente pubblica dei servizi idrici) non ci sono le condizioni per proseguire un confronto costruttivo ?
- il PdCI e L'Italia dei Valori faranno qualcosa di significativo ?
Quando "quelli che stanno in alto, al potere", sono capaci solo di imbrogliare e non hanno nessuna disponibilità a prendere in considerazione e confrontarsi davvero su proposte diverse che provengono da "quelli che stanno in basso", non rimane che dimostrare - con la partecipazione alla protesta democratica - che non siamo disponibili a farci imbrogliare e lotteremo contro una prospettiva che può darci "una tariffa unica" in tutta l'area metropolitana, ma in cambio ne avremo un notevole aumento dei rischi per la salute delle persone e altri devastanti danni all'equilibrio ecologico del nostro pianeta.
Per quanto mi riguarda, insieme alla lotta democratica, ritengo importante non chiudere mai gli spiragli - anche piccolissimi - di dialogo finalizzato al cambiamento, sperando che non vengano chiusi anche "gli spiragli". Giuliano 
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#2 20 Ottobre 2006 - 14:31
Carissimo Carlo,
per fornire informazioni anche a chi ti legge sul tuo bel blog mi permetto di inviarti questo post su un appuntamento al quale so che sei molto sensibile.
Scusa se è un po' lungo.
Cordiali saluti.
Giuliano

STOP PRECARIETÀ ORA!
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
SABATO 4 NOVEMBRE 2006
ROMA - PIAZZA DELLA REPUBBLICA - ore 14.30 (partenza del corteo). Info:www.stoprecarietaora.org
Da Pistoia, alle ore 8(dalla Breda), partiranno pulman organizzati da: FIOM e Lavoro & Società/CGIL per prenotarsi telefonare al centralino 0573 378501
La precarietà (cioè il lavoro senza dignità perchè senza diritti), insieme al dilagare del lavoro nero, stanno progressivamente cancellando 50 anni di conquiste del movimento operaio in Italia: dobbiamo renderci conto che possiamo impedire questo "scivolamento all'indietro" solo organizzando una lotta democratica e di massa e questo è possibile sono con la convinzione e la determinazione a PARTECIPARE, di ciascuno/a e di tanti/e: è necessario conquistare un profondo cambiamento nella legislazione, che parta dall'abrogazione della legge 30, della Bossi-Fini, delle leggi Moratti.
Giuliano
Segue:
- Stop Precarietà Ora: il 4 novembre tutti in piazza!(Paolo Beni e Sergio Giovagnoli)
- Contro tutte le precarietà il 4 novembre a Roma (Giorgio Cremaschi).
- La lotta deve essere alla clandestinità, non ai clandestini (Paolo Ferrero).
- APPELLO e adesioni per la manifestazione nazionale del 4 novembre.
...................................
l'Unità, 5 ottobre 2006
Stop Precarietà Ora: il 4 novembre tutti in piazza!
Precariato? No grazie
Paolo Beni, Presidente nazionale Arci
Sergio Giovagnoli, responsabile Politiche Sociali Arci
La preparazione della manifestazione nazionale del 4 novembre contro la precarietà vede moltiplicarsi nel Paese gli appuntamenti di discussione pubblica, le vertenze locali e i momenti di confronto su concrete ipotesi di modifica della legislazione sul lavoro.
La nascita del coordinamento «Stop precarietà ora», nel luglio scorso, ha posto le condizioni per costruire un grande movimento unitario attorno ad una questione di fondamentale importanza per la società italiana, proponendone una chiave di lettura che va ben oltre l'ambito strettamente sindacale relativo alla deregolamentazione del lavoro attuata negli ultimi anni.
La precarietà del lavoro sta diventando per milioni di cittadini precarietà di vita, condizione permanente di anonimato sociale, una vera emergenza civile e al tempo stesso una grande questione culturale, che investe i diritti fondamentali e la dignità delle persone, e perciò la stessa qualità della convivenza democratica.
Se la precarietà diventa il paradigma delle relazioni lavorative e sociali, si mette irrimediabilmente in discussione il principio costituzionale della centralità del lavoro come perno del patto di cittadinanza e si svuota il lavoro della sua dimensione sociale e collettiva.
Questo sta avvenendo nelle forme tradizionali del lavoro subordinato, con la messa in discussione della contrattazione collettiva nazionale, e ancor più nella versione destrutturata dalla legge 30 che ha partorito oltre quaranta tipologie di contratto a progetto o parasubordinato.
C'è bisogno di una lettura attenta di questo fenomeno, che sappia cogliere dinamiche progressive dentro un ripensamento complessivo dei rapporti, ma anche dei contenuti del lavoro.
Proprio perchè la precarietà attacca al cuore gli istituti dello Stato sociale, la risposta deve essere all'altezza della sfida. Si tratta di mettere in campo un'idea in grado di ricomporre le disuguaglianze, di rivedere il concetto stesso di sviluppo, ripensando i contenuti di un benessere diffuso basato non solo sui beni materiali ma anche sulla qualità delle relazioni sociali.
La lotta alla precarietà deve insomma assumere i caratteri di una vera campagna di lungo periodo e di grande respiro culturale, che sappia tenere insieme la concretezza delle vertenze locali e delle lotte sindacali con un radicale ripensamento degli istituti del welfare, oggi solo parzialmente in grado di soddisfare priorità e bisogni dei nuovi attori delle comunità locali.
La manifestazione nazionale del 4 novembre è un passaggio importante in questa direzione.
L'obiettivo è quello di dar vita a un nuovo spazio pubblico di riflessione e iniziativa attorno al tema del lavoro, aperto al confronto tra soggetti diversi, ognuno col proprio bagaglio di esperienze e le proprie chiavi di lettura di una realtà complessa.
Insieme per rovesciare il paradigma liberista della precarietà, per ridare centralità alle persone, alle differenze di genere, generazionali e culturali oggi sacrificate in nome della competitività e del mercato.
Chi come noi opera nel Terzo Settore è consapevole della necessità di un surplus di riflessione per quel che riguarda quest'ambito di impegno.
È urgente una elaborazione specifica, che tenga conto delle peculiarità di un mondo dove convivono - e spesso si sovrappongono - volontariato, lavoro a progetto, militanza politica, lavoro a tempo indeterminato.
È proprio la nostra esperienza a convincerci che la giusta esigenza di superare la precarietà e di contribuire all'innovazione del welfare non può ricondurre il rapporto di lavoro dentro un unico modello standardizzato e cristallizzato nelle forme del secolo scorso.
È cominciato un dibattito - per ora ristretto agli addetti ai lavori - su una nuova idea di lavoro che, tenendo conto delle modificazioni intervenute negli ultimi due decenni nel mercato del lavoro, si ponga l'obiettivo di una sua riunificazione.
È un percorso di ricerca che va allargato e approfondito, ma sul quale vale la pena cimentarsi.
............................................................
3.10.2006 il manifesto
Contro tutte le precarietà il 4 novembre a Roma
Giorgio Cremaschi, Segretario nazionale Fiom
Il movimento di Genova riparte dalla lotta alla precarietà.
Le stesse organizzazioni, movimenti, associazioni e gruppi, che diedero vita nel 2001 alle giornate di lotta contro la globalizzazione durante il vertice del G8, si sono dati appuntamento per il 4 novembre a Roma, per una grande manifestazione nazionale che ha come primo obiettivo l'abrogazione della Legge 30, della Bossi-Fini, della legge Moratti.
Dopo l'assemblea dell'8 luglio scorso che ha dato vita al movimento «Stop precarietà ora», l'appuntamento che proponiamo si pone l'obiettivo esplicito di rovesciare l'agenda della politica italiana, mettendo al primo posto le persone e i loro diritti.
Oggi quella agenda è ribaltata. Al primo posto ci sono il rigore e lo sviluppo e poi, se avanza qualcosa, si aggiunge la cosiddetta equità. Dopo una gigantesca redistribuzione della ricchezza ai danni del lavoro, dopo una diffusione della precarietà che l'ha resa condizione normale, la politica ragiona ancora una volta come se non fosse successo nulla.
Non si conoscono ancora tutti i dettagli della legge finanziaria, ma è chiaro che, al di là dei tagli da un lato e delle compensazioni dall'altro, il suo segno di fondo non cambia rispetto alle politiche economiche degli ultimi venti anni. E, soprattutto, la questione della precarietà resta marginale nelle misure e nelle scelte di fondo che vengono compiute.
Il centro sinistra aveva scritto nel suo programma il superamento della Legge 30. Non pare che la direzione di marcia sia quella. Il Dpef parlava solo di rivisitazione di quella legge, mentre il ministro del lavoro propone di affrontare la questione della precarietà sulla base di un accordo tra le parti sociali. Come chiedere a Bertoldo (la Confindustria in questo caso), di scegliere l'albero a cui impiccarsi.
D'altra parte il ministro degli interni, Giuliano Amato, ha chiarito che i Centri di permanenza temporanea (Cpt) non si chiudono, e che si faranno solo dei ritocchi alla legge Bossi-Fini, ma non se ne incrinerà la sostanza che impone ai migranti la tagliola del ricatto permanente. La scuola poi subisce alcuni degli effetti più negativi della finanziaria. Insomma, sul fronte dei diritti la situazione è negativa e al massimo non arretra.
La precarietà del lavoro, la precarietà sociale, la precarietà del futuro che oggi toccano sempre più persone non si combattono così. Senza una svolta sul terreno delle scelte politiche e sociali, la precarietà continuerà ad essere lo strumento principale con il quale il mercato e l'impresa liberista amministrano il proprio potere sulla vita delle persone. La precarietà non è un incidente di percorso della nostra società. Essa è il versante con il quale il mercato globale trasforma le persone in merci in continua competizione.
La legislazione italiana, sotto tutti gli ultimi governi ha agevolato il processo di precarizzazione del lavoro. In un certo senso hanno perciò ragione coloro che sostengono che le radici della Legge 30 risalgono al Pacchetto Treu e ad altre misure precedenti. Ma è vero però che questa legge riassume in sé ed estende tutte le scelte negative del passato.
Lo stesso avviene con la legge Bossi-Fini e con la controriforma Moratti. Ed è forse per questo che le forze del cosiddetto riformismo, e non solo quelle della destra, sono contrarie all'abrogazione di queste leggi. Perché con la loro cancellazione inizierebbe davvero un percorso di liberazione della politica dalla subalternità al mercato. E questo oggi purtroppo non è nell'aria.
La lotta alla precarietà non si esaurisce con l'abrogazione delle leggi simbolo del governo Berlusconi, ma senza quella misura le cose non cominceranno neppure a cambiare. L'abrogazione è la prima condizione, necessaria...
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#3 21 Ottobre 2006 - 14:15
Carissimo,

ti mando questo invito che penso interesserà te ed i tuoi lettori:

Libera Università di donne e uomini

"Ipazia"



in collaborazione con

Il Giardino dei Ciliegi

Associazione Rosa Luxemburg



Invitano a:



Verso una Carta per la città possibile
La Città: bene comune



con

Sara Bartolini e Vezio De Lucia



Al Giardino dei Ciliegi

Via dell’Agnolo, 5 - Firenze
Mercoledí 25 ottobre 2006, ore 21,00



Trent’anni di pensiero liberista hanno ridotto a merce i beni comuni (acqua, energia, ambiente)

e i diritti universali. In questo deserto sociale, economico, culturale ed etico, la città e il territorio continuano a essere preda

della speculazione edilizia e della rendita fondiaria.

Il fare città deve tornare in mano pubblica per costruire insieme

la città multietnica, multicentrica;

città di donne e uomini, bambine e bambini; città del lavoro e del tempo liberato; città accessibile, delle relazioni, degli spazi liberi da cemento e da stereotipi:

città da vivere, insieme.





Interverranno fra gli altri: Tamara Alderighi, Daniele Baruzzi, Mario Bencivenni, Francesco Cattabrini, Eros Cruccolini, Ornella De Zordo, Tommaso Fattori, Marcello Fiaschi, Antonio Fiorentino, Nicla Gelli, Maurizio Giardi, Bruna Giovannini, Daniela Lastri, Gregorio Malavolti, Siliano Mollitti, Mario Monforte, Anna Nocentini, Alessia Petraglia, Giandomenico Savi, Sandro Targetti, Massimo Torelli, Mauro Vannoni. 
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#4 25 Ottobre 2006 - 17:20
NEL CINQUANTENARIO DELLA SCOMPARSA

di

PIERO CALAMANDREI





Conferenza e dibattito





CALAMANDREI E LA RIVISTA «IL PONTE»:

RESISTENZA, COSTITUZIONE,

LA SINISTRA OGGI





Mercoledí 8 novembre,

ore 17,30

Libreria «Gaia scienza»

Via di Franco 12, Livorno

info@gaiascienza.it







Presentazione: Massimo De Santi

Area della Sinistra toscana



Introduzione: Mario Monforte

Redazione del «Ponte» e Area della Sinistra toscana







Relazione: Marcello Rossi

Direttore responsabile del«Ponte»



utente anonimo  (IP: 3589f931ef53935)

#5 27 Ottobre 2006 - 14:50
Insisto sul fatto che, come Lei ha ben messo in rilievo, la vera fortuna di Lunardi come aeronauta sia dovuta soprattutto al fatto di aver effettuato i sui voli in Inghilterra che era la vera superpotenza del tempo. La leggo sempre con molto piacere.
Cordiali saluti e complimenti.
Marco Guiducci
utente anonimo  (IP: 3589f931ef53935)

#6 04 Dicembre 2006 - 15:13
Caro Guiducci,

La ringrazio, seppur in ritardo, sentitamente per l'attenzione e la considerazione.
Spero di sentirci presto di nuovo.
Cordiali saluti.

Carlo Onofrio Gori 
La mia homepage: http://historiablogori.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utentegorca49

#7 23 Gennaio 2008 - 12:00
già che c'ero ho letto anche questo che mi interessa x il periodo storico: sempre molto bello. grazie!
rosaria frezza
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#8 20 Agosto 2008 - 17:30
buono anche questo...seppur in ritardo...un bacio...Anna C.
utente anonimo  (IP: bb4bcd669dfab02)

#9 06 Settembre 2008 - 17:37
Ormai non più giovanissima, sono da tempo appassionata di storia, specialmente di storia della mia città, Firenze, e di storia toscana ed anch'io ho scoperto ora il suo blog che un amico mi ha consigliato di visitare. E' veramente il suo un lavoro molto utile, documentato e spesso avvincente. Vedo che non riceve molti commenti da altri bloggers, ma questo penso sia una conferma della validità dei suoi scritti perchè la gran parte dei blogs che ci sono in giro propongono contenuti inutili, intimistici e autoreferenziali.
Bravo Gori, continui così.

Mara Poli

P.S.

Le segnalo nei commenti gli articoli che mi sono piaciuti di più.
utente anonimo  (IP: b95b5c27950963d)
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