venerdì 20 gennaio 2012

Storia. Il Risorgimento dei pistoiesi (sabato, 14 maggio 2011)


sabato, 14 maggio 2011

Storia. Il Risorgimento dei pistoiesi

  
Storia. Il Risorgimento dei pistoiesi






















Il Risorgimento dei pistoiesi

Fu grande il contributo dei pistoiesi al Risorgimento?
Da quando nel 1927 Pistoia divenne una delle nuove province “create dal Duce”, Alfredo Chiti e altri storici locali sostanzialmente sostennero che era stato addirittura… eccezionale! A dimostrazione di questa tesi si citavano vari eventi, ma soprattutto il fatto che se, nel marzo 1848, Leopoldo II, aveva promosso Pistoia capoluogo di Compartimento (Provincia) sede di Prefettura, nel 1851 l’aveva retrocessa a Sottoprefettura, proprio per punirla dei sentimenti antigranducali manifestati durante il 1848-49.
E’ vero che in Toscana nel 1849 solo Pistoia e Livorno tardarono a sottomettersi alla Restaurazione lorenese e che gli occupanti austriaci uccisero i giovani pistoiesi Sacconi, Frosini e Biagioni, ed è altrettanto vero che si registrarono poi riassetti amministrativo-territoriali che fecero pensare a ritorsioni politiche: ad esempio alla “rivoluzionaria” Livorno, che si era opposta con le armi agli asburgici subendo bombardamenti e centinaia di fucilati, il granduca tolse gran parte del territorio provinciale, mentre, sul versante opposto, alla “conservatrice” Arezzo, elevata dal granduca a Provincia per i meriti “antigiacobini” del movimento del "Viva Maria" del 1799, partiti Lorena, toccò cedere nel 1860 alcuni comuni della sua Provincia a Siena.
Tuttavia, la granducale “retrocessione” amministrativa di Pistoia avvenne, più realisticamente, in base a criteri, condivisibili o meno, di razionalità e risparmio, del resto confermati nel periodo post-unitario: nel 1927 si diede quindi vita ad un’abile operazione propagandistica, orchestata dal podestà Leopoldo Bozzi ed avallata dallo stesso Mussolini, che voleva in sostanza dimostrare che solo il fascismo aveva saputo compiere un "atto di giustizia storica e di equità amministrativa" (1).
A questo proposito Cipriani nota che: “…si può ritenere che anche in Pistoia il Risorgimento fu un movimento relativamente elitario, durante il quale buona parte della popolazione parteggiò con il granduca…a seconda delle circostanze e dei vantaggi che vi portava, che le vicende dei tre "martiri" pistoiesi sono …difficilmente riconducibili ad un preciso credo politico.”…” (2)
Soffermandosi sulle diverse fasi del periodo 1815-1870, notiamo innanzitutto che emerge, fin dal tempo delle riforme ricciane e poi della presenza francese, una costante dicotomia politico-culturale, fra città, disposta ad aprirsi al “nuovo”, e campagna tendenzialmente “conservatrice”, aspetto del resto rilevabile in un singolare assetto amministrativo durato fino al 1877: da una parte un comune “cittadino” delimitato dalle mura, dall’altra le "cortine": quattro comuni (P.ta al Borgo, P.ta Lucchese, P.ta S. Marco e P.ta Carratica) i cui confini iniziavano dai sobborghi e finivano nel contado o nella montagna . In una Pistoia, storicamente definita “faziosa”, spiccano poi le divisioni politiche: i filogranducali (soprattutto notabili e patriziato), più o meno “illuminati” a seconda del periodo, i cattolici, preti compresi, non pochi inizialmente favorevoli all’ipotesi patriottica neo-guelfa, poi in gran parte riassorbiti dai “clericali” (altrimenti detti “paolotti”), i liberali moderati (detti “malvoni”, generalmente di ceto medio-alto), ed infine i democratici (per lo più intellettuali delle professioni ed artigiani), vivace e consistente componente “di sinistra” (radical-massoni, mazziniani, garibaldini, ecc.) del Risorgimento pistoiese ( 3).
Comunque, a parte le interessate enfatizzazioni storiche del 1927, non pochi pistoiesi seppero esprimere, in città e fuori, una puntuale e consapevole partecipazione ai principali avvenimenti culturali, politici e militari del Risorgimento (4). Basta in tal senso scorrere alcuni fra i nomi dei ben 171 partecipanti alla Battaglia di Curtatone e Montanara (5), ricordare gli oltre 150 volontari in Piemonte del 1859 e gli oltre 250 garibaldini del 1860, constatare che fu importante la partecipazione al Plebiscito del 1860 ed alla guerra del 1866 e che fu trionfale l’accoglienza riservata a Garibaldi nel 1867, confermata dai successivi avvenimenti cittadini di quell’anno e dalla partecipazione di 66 pistoiesi alla sfortunata impresa di Mentana, ecc. ecc (6).
Concludiamo ricordando alcune figure patriottiche che raggiunsero, nel loro ambito, un apprezzabile rilievo “nazionale”: il poeta estemporaneo Bartolomeo Sestini (1792-1822), infaticabile organizzatore carbonaro in tutta la Penisola, l’intellettuale e filantropo Niccolò Puccini (1799-1852), corrispondente di italiani illustri e organizzatore della nota “Festa delle spighe”, il giornalista e politico Giuseppe Civinini (1835-1871), giovanissimo cospiratore mazziano, in seguito combattente garibaldino e segretario del Generale, poi approdato a posizioni conservatrici e direttore de “La Nazione” (6); infine (perché no?), visto che la Valdinievole dal 1847 al 1851 era inserita nella Sottoprefettura di Pistoia, il poeta Giuseppe Giusti (1809-1850), la cui fama già nel 1849 “si era spinta per un buon tratto nel settentrione” europeo (7).

                                                                                         Carlo Onofrio Gori


1)    Cfr. A. Chiti, Pistoia nei primordi del Risorgimento nazionale, Comune di Pistoia, 1928.
2)    A. Cipriani, Il fascismo pistoiese da movimento a partito, a regime, Nuova Toscana Editrice, 2003, p. 46.
3)    Cfr. G. Petracchi, Storia di Pistoia IV…, Le Monnier, 2000.

4)    Cfr. C.O. Gori, Memorie di pietra nelle vie di Pistoia, in “Microstoria”, n. 64 (apr.-giu. 2010).

5)    Tra questi: Francesco Franchini e Giuseppe Gargini già mazziniani e successivamente noti esponenti garibaldini del partito d’Azione, il cattolico neo-guelfo Pietro Fanfani, poi noto filologo, Leopoldo Mazzei, poi noto dirigente liberal moderato, Demostene e Licurgo Macciò fratelli di Didaco (dal 1856 presidente del comitato della Società Nazionale), Enrico Betti, in seguito grande matematico, Atto Tigri (fratello del prete-patriota Giuseppe), successivamente noto medico e scienziato, Luigi Pacinotti, poi grande fisico, Gherardo Nerucci, in seguito famoso letterato del folklore, ecc.

6)    Cfr. C.O. Gori: Pistoia terra di garibaldini. …in “Microstoria”, n. 26 (nov.dic. 2002);  …e a Pistoia Garibaldi perse il poncho…, “Microstoria, n. 34 (mar.-apr. 2004); Dunyov, un eroe garibaldino a Pistoia, in “Microstoria”, n. 56 (apr.-giu. 2008).

7)    . Cfr. C.O. Gori:  …Anton Francesco Menchi e Bartolomeo Sestini, due poeti estemporanei pistoiesi nel primo ottocento, in “Microstoria”, n. 54 (ott.-dic. 2007); Niccolò Puccini “fascista”, in “Microstoria”, n. 6 (dic. 1999); Il garibaldino che divenne direttore de "La Nazione". La storia del deputato pistoiese Giuseppe Civinini, in “Microstoria”, n. 10 (apr. 2000).

8)    C.O. Gori, Theresienstadt, prigione di eroi. L'internamento in Boemia dei volontari toscani del 1848 nel ricordo di alcuni patrioti pistoiesi, in “Microstoria”, n. 47 (mag.-giu. 2006); cfr. anche L.Angeli-G.Giampieri-E.Carfora, Giuseppe Giusti “E trassi dallo sdegno il mesto riso”, Settegiorni, 2010


Orginale dell'articolo di Carlo O. Gori, Pistoia, un Risorgimento tra entusiasmi e polemiche, comparso sull'ultimo numero di:


SDC11324 (2)
















SDC11186



Attenzione! L'articolo può essere parzialmente riprodotto solo citando l'autore e la rivista.


Commenti:
 

#1 15 Maggio 2011 - 09:13
BELLO ANCHE QUESTO TUO ARTICOLO SUL NOSTRO CONTROVERSO, MA IMPORTANTE RISORGIMENTO!
MAURO
utente anonimo  (IP: 900da7ad84a2bbc)

#2 18 Maggio 2011 - 09:24
Professore, la seguo sempre con interesse anche se è un pezzetto che non mi sono fatta sentire. Questo pezzo sul Risorgimento dei pistoiesi mi è piaciuto molto. Ho visto anche il suo nuiovo blog. Continui che qualcosa,
in questo Paese strano, resta!
Mara Poli
utente anonimo  (IP: a561d3db1334f16)
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