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venerdì 20 gennaio 2012

Storia. 8 settembre 1943 - 8 settembre 1944. Altri episodi e personaggi: Adelmo Santini (giovedì, 08 settembre 2011)


giovedì, 08 settembre 2011

Storia. 8 settembre 1943 - 8 settembre 1944. Altri episodi e personaggi: Adelmo Santini

  

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Groppoli. Cippo ad Adelmo Santini
La partecipazione di Pistoia alla guerra di Liberazione non si esaurisce nella lotta delle bande partigiane, ma ha  una dimensione più corale. Tra le tante storie che compongono questo quadro collettivo si ricorda quella di Adelmo Santini, torturato e fucilato dai tedeschi a soli diciassette anni. 
Adelmo, studente liceale, nel giugno del 1944, entra con il padre Ottorino, vecchio antifascista nella formazione partigiana garibaldina Ubaldo Fantacci. 
Il “biondino", come viene subito ribattezzato nella brigata­ partecipa a tutte le azioni dei partigiani.
E’ un generoso e ha l'entusiasmo dei giovani. Nel '44 la brigata si trova ad una svolta. Dopo alcuni combattimenti sfortunati, il comando autorizza i partigiani che lo avessero voluto a ritornare alle proprie case, ma Adelmo non coglie questa opportunità, nonostante le insistenze del padre. Continua con un gruppo di compagni la vita alla macchia e partecipa alla guerriglia contro i tedeschi nel momento cruciale dell'avanzata degli alleati verso la Linea Gotica. 
Il 24 agosto del 1944, il giorno successivo all’efferata strage nazista del Padule di Fucecchio, Adelmo è a guardia dell'accampamento di una squadra della brigata in un bosco di pini e di castagni a Torricchio di Serravalle. Insieme ad Adelmo fa la guardia, ad un altro ingresso del campo, un giovane partigiano chiamato “Roma”. E’ una giornata calda e si fa sentire il peso della stanchezza. Da giorni gli uomini si muovono in continuazione con lunghe marce notturne. Una formazione nemica riesce a sorprendere "Roma” che si è addormentato, fa fuoco sul campo partigiano e fugge dopo aver catturato Adelmo. Si organizza una battuta per liberarlo, ma senza esito. I tedeschi lo torturano per avere notizie sulle dislocazioni dei partigiani. Il "biondino” non parla e viene fucilato contro un albero di ulivo nella villa del comando tedesco a Groppoli. Alcuni giorni dopo viene consentito al padre di riprendere la salma. Va con un carretto e trasporta il figlio morto fìno ad Agliana, il loro paese. 
L’iscrizione sul cippo posto davanti all’ulivo così recita: 25 agosto 1944/barbaramente legato a questo ulivo/sotto il piombo nazifascista/Adelmo Santini/partigiano/donò la sua vita per la libertà di tutti/Q.M.P./ANPI e Comuni di/Agliana-Pistoia-Serravalle.  Nell’ulivo restano ancora oggi i fori dei proiettili del plotone d'esecuzione (61).
 

                                                                                  Carlo Onofrio Gori

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61) Cfr. A. Ciantelli, Adelmo Santini. Discorso pronunciato all'inaugurazione del cippo da Attilio Ciantelli, comandante della Brigata Fantacci, in: R. Bardelli-M. Francini, Pistoia…cit., pp.62-65. Vd. anche: V. Zucchini, Aglianesi caduti …cit., pp. 142-143.



Tratto da Carlo Onofrio Gori, Guida ai monumenti delle memoria nel Comune di Pistoia, Pistoia, Edizioni del Comune di Pistoia, 2005


Attenzione: il post di questo blog e questi articoli sono riproducibili parzialmente o totalmente solo previo consenso o citazione esplicita dell'autore e del sito web e/o rivista.

 postato da: gorca49 alle ore 18:27 | link | commenti (2)




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#1 14 Settembre 2011 - 16:32
  Carlo Onofrio Gori Loris Nannini: l'interessante storia di un pilota pistoiese prigioniero nell'Urss  Mi piace ·  · Non seguire più il post · 10 settembre alle ore 12.52
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#2 31 Ottobre 2011 - 13:09
MANRICO "PIPPO" DUCCESCHI :: Leggi il Topic - Guida ai monumenti ...   www.manricoducceschi.it/PIPPO/viewtopic.php?p=40&sid... Carlo Onofrio GORI (con la collaborazione di Roberto Aiardi e Mirella Giagnoni per le schede sul patrimonio artistico), Guida ai monumenti della memoria nel ...
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Storia. 8 settembre 1943 - 8 settembre 1944. Altri episodi e personaggi: Ofelio Baronti e Franco Andreini (giovedì, 08 settembre 2011)


giovedì, 08 settembre 2011

Storia. 8 settembre 1943 - 8 settembre 1944. Altri episodi e personaggi: Ofelio Baronti e Franco Andreini

  

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Canapale. Cippo a Ofelio Baronti e Franco Andreini
Nella frazione di Canapale un cippo posto di fronte alla chiesa parrocchiale ricorda i compaesani Ofelio Baronti e Franco Andreini caduti nella lotta di Liberazione. Sul cippo le loro foto e le date della nascita e della morte, avvenuta ri spettivamente il 13 luglio 1944 ed il 25 febbraio 1945, e la scritta “Caddero per la libertà".
Ofelio Baronti operò dal marzo dei '44 con la formazione che successivamente porterà il suo nome,  nella zona di Canapale, Badia a Pacciana, Chiazzano, S. Agostino, Spedalino, Chiesina Montalese. Nella formazione partigiana, capeggiata da Amerigo Mungai, militavano una quarantina di partigiani fra i quali ricordiamo Armando Valdesi, Angiolo Bruni e lo stesso Franco Andreini. Il gruppo operò soprattutto nel tratto dell' Autostrada Firenze‑Mare che costeggia Canapale e nella zona di S. Agostino, dove passa la ferrovia e si distinse per i danni inferti al sistema di comunicazioni delle truppe tedesche. 
Da documenti, confermati da testimonianze orali da noi raccolte in zona nel 1995 per la prima edizione di questa pubblicazione, in particolare dalla signora Fiorella Piaggi, ci risultò che Baronti cadde  in seguito all' esplosione di un ordigno durante la preparazione di una di queste azioni di sabotaggio. La cosa venne confermata in successive  pubblicazione che riportarono altre testimonianze. Uno di questi testimoni, la signora Lia Andreini dichiarò: “Sembra che Ofelio stesse chiudendo in un campo vicino alla Chiesa, una cassetta di bombe a mano della formazione partigiana. L'eccessiva pressione  esercitata fece esplodere tutto, investendo in pieno il ragazzo. Aveva soltanto 18 anni!”, mentre un altro testimone Marcello Lombardi, ribadì: “Avevo allora circa sei anni, mi trovavo vicino alla Chiesa di Canapale. Sentii l'esplosione; vidi volare in aria brandelli di carne, pezzi di vestito...una cosa atroce. Così morì Ofelio Baronti” (58).
Franco Andreini, del quale abbiamo già qui scritto,  nasce a Pistoia da famiglia contadina, tradizionalmente cattolica e fieramente antifascista. Dante, suo padre,  conduce un podere nella zona dove attualmente si trova il mercato ortofrutticolo ed ha quattro figli: Franco e tre femmine. Franco aiuta il padre nel lavoro dei campi e frequenta le elementari agli "Spalti" in via Bellini. Successivamente, volendo diventare tecnico qualificato,  si iscrive al Pacinotti. 
Al momento della costruzione dell'aeroporto, la casa degli Andreini viene, come altre, abbattuta, e la famiglia si trasferisce a Canapale in un podere nella zona del Mulino. Franco nel 1943, a 18 anni, è assunto dalle Ferrovie dello Stato come cantoniere e lavora a Firenze. Sportivo, audace, quasi spericolato, manifesta spesso apertamente il suo antifascismo e dopo l'8 settembre si procura una pistola che a volte non teme di ostentare. 
Nei primi giorni del gennaio 1944 entra nella formazione partigiana capeggiata da Amerigo Mungai.  Al momento del ritiro dei tedeschi Franco si distingue nello sminamento di alcuni ponti da questi sabotati nella zona di Canapale mentre l'8 settembre 1944  partecipa con i compagni alla liberazione di San Piero Agliana e di Pistoia. 
Fra il novembre il dicembre si arruola fra i primi nel GdC Cremona impegnato sul fronte del Senio. 
La mattina del 25 febbraio si offre volontario per una rischiosa missione e cade in località Case Matteucci nei pressi di Alfonsine.  
Viene decorato di medaglia d'argento al v.m. con la seguente motivazione: “Porta arma di squadra pionieri, in due mesi di permanenza in linea partecipava volontariamente a tutte le azioni in cui erano destinati elementi del suo reparto, prodigandosi con generoso slancio e sprezzo del pericolo ad apportare a favore dei suoi compagni il contributo prezioso ed efficace della propria arma che manovrava con singolare perizia. Offertosi di far parte di un nucleo pionieri destinato a rinforzare un caposaldo avanzato, sebbene fatto segno a raffiche di armi automatiche, si portava allo scoperto per meglio battere l'obiettivo fino a quando, colpito a morte, cadeva eroicamente nell'adempimento del dovere (Casa Matteucci, Comune di Alfonsine, 25 Febbraio 1945)”. (59)

                                                                                   Carlo Onofrio Gori

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58) R. Corsini-V. Ghelli, Franco Andreini, Storia… cit., p. 20; cfr. inoltre: M. Francini (a cura di), La guerra..., cit., p. 363; Amerigo Mungai, Nascita ed attività della Banda “Ofelio”, in: R. Risaliti,Antifascismo..., cit., pp. 122-125.
59) I decorati..., cit., p. 




Tratto da Carlo Onofrio Gori, Guida ai monumenti delle memoria nel Comune di Pistoia, Pistoia, Edizioni del Comune di Pistoia, 2005





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#2 31 Ottobre 2011 - 13:17
Il programma dei festeggiamenti per la liberazione - Comune di Pistoia   www.comune.pistoia.it/cgi-bin/comunicati/comunicati.cgi?cmd... 6 set 2005 – Il Comune ha curato la seconda edizione della Guida ai monumenti ... e il curatore della seconda edizione della guidaCarlo Onofrio Gori...
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Storia. 8 settembre 1943 - 8 settembre 1944. Altri episodi e personaggi: Marcello Danesi


Storia. 8 settembre 1943 - 8 settembre 1944. Altri episodi e personaggi: Marcello Danesi

  


Liceo Classico "Forteguerri". Targhe a Manrico Ducceschi e Marcello Danesi
Il Liceo classico “N.  Forteguerri” ha intitolato due aule a due suoi studenti: Manrico Ducceschi e Marcello Danesi.
Si tratta di due storie parallele di giovani nell'Italia del 1943. 
L'armistizio dell' 8 settembre 1943 e l'occupazione tedesca posero molti giovani di fronte a scelte drammatiche ed in alcuni di loro emersero attitudini e qualità che altrimenti sarebbero forse rimaste per sempre sopite. E' questo il caso di Manrico Ducceschi, il famoso Comandante "Pippo", del quale abbiamo qui già ampiamente scritto.
Anche per Marcello Danesi decisiva è la scelta dell'8 settembre. Aspirante Guardiamarina, tornato dopo varie peripezie a Pistoia si rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale della quale, tra l’altro, suoi cugini erano noti esponenti a livello locale, e successivamente, nella zona di  Montale, dove era sfollato, diviene animatore di un piccola formazione, la Felciana, che in seguito si collegherà con la Ubaldo Fantacci (27). 
Viene catturato nella zona dei Pianali il 14 luglio 1944 durante un vasto rastrellamento seguito all’uccisione di due  soldati tedeschi nel corso del quale  erano già stati fucilati per rappresaglia alla cannicciaia  di Pianaccia (detta Villa Rossa),  nei pressi di Santomato, nove  uomini fra boscaioli montalesi e sfollati.  Condotto verso Montale insieme al contadino Dino Nerozzi,  viene con  lui  fucilato nella notte tra il 14 e il 15 luglio vicino al torrente Settola, ai margini del podere Beppaccino, a poche decine di metri dalle prime case del paese. Ha ventidue anni. La motivazione della “Medaglia d’argento al Valor militare alla memoria” della quale fu insignito, così recita: “Giovane Ufficiale animato da elevato sentimento e fervido amor di Patria, essendo rimasto all’atto dell’armistizio in territorio controllato dal nemico, tentava di raggiungere le zone già liberate.  Fallito il tentativo si aggregava a banda partigiana con la quale prendeva parte a numerose e rischiose azioni di guerriglia. Catturato dal nemico veniva fucilato, suggellando col supremo sacrificio la lotta intrapresa con tanto eroismo (Territorio nazionale occupato, Settembre 1943 – 15 luglio 1944)” (28). 
Il suo nome viene ricordato anche in una lapide posta nel 1945 sul muro della suddetta cannicciaia di Pianaccia sulla quale è inciso: “In questa località il 14 luglio 1944/vennero uccisi da rappresaglia tedesca-fascista/Ferrati Brunetto di anni 42 da Montale/Meoni Alfonso di anni 54 da Montale/Meoni Rutilio di anni 48 da Montale/Dovini Turiddo di anni 46 da Prato/Vaccai Vannino di anni 21 da Pistoia/Danesi Marcello di anni 21 da Pistoia/Cecchi Gino di anni 40 da Agliana/Nerozzi Dino di anni 27 da Agliana/Tonsoni Elio di anni 38 da Agliana/La Sezione del P.C.I. di Montale/nel giorno del suo anniversario/Pose questa memoria/perchè i posteri ricordino/la barbarie tedesca”.
Successivamente i genitori di Danesi fecero porre vicino al luogo dell’esecuzione un tabernacolo, la cui lapide ricorda: “Veluti flos cadit succissus aratro/Qui/dove la notte sul 14 luglio 1944/fu barbaramente ucciso da soldati tedeschi/Marcello Danesi/patriota 22enne/ufficiale della R.Marina Italiana/anelante all’amore e alla gloria/di rompere in aperta ribellione contro gli invasori/su queste stesse zolle/ancora memori del sanguinoso eccidio/e della frettolosa irriverente suepoltura/i desolati genitori/nel dolore e nel rimpianto acerbissimi/vollero che sorgesse questo pio tabernacolo/perché continuando a raccontare/l’orrenda tragedia ai passanti/ne raccolga le preghiere/in suffragio el martire da tutti caramente diletto/e in nome della cristiana fraternità/del pianto di tutte le madri/rinnovi l’esecrazione/contro i fomentatori di guerre e di discordia/...e il mondo non vi vedrà più, ma voi mi vedrete/perché io vivo e voi vivrete...(Vangelo di s. Giovanni)”.

                                                                   
                                                                                  Carlo Onofrio Gori




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27) Cfr. Pasquale Lamberti, Relazione formazione partigiana della “Felciana”, in: R. Risaliti,Antifascismo ..., cit., pp. 132-138, Partigiani combattenti. Formazione “Ubaldo Fantacci” - Pistoia, ivi, pp. 228-229.
Sui parenti di Marcello Danesi e sugli altri fascisti “repubblichini” pistoiesi  raccolti intorno al periodico “Tempo nostro” e poi, nel giugno del 1944, riparati in Valtellina,  cfr.  C. O. Gori, Gli irriducibili fascisti pistoiesi della Valtellina. Le vicende di Giorgio Pisanò e degli altri fedelissimi del regime, in: “Microstoria”, n. 33 (gen./feb. 2004). Vd. anche:  Giorgio Pisanò, Io fascista, Milano, Il Saggiatore, 1997;  Andrea Rossi, Fascisti toscani nella Repubblica di Salò 1943-1945, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 200.
28)I decorati al valore militare..., cit., p. 60. Sull’episodio connesso alla fucilazione di Marcello Danesi vd. la già citata testimonianza di  M. Lucarelli, in: M. Francini (a cura di), I giorni…cit., pp.199-213.



Tratto da Carlo Onofrio Gori, Guida ai monumenti delle memoria nel Comune di Pistoia, Pistoia, Edizioni del Comune di Pistoia, 2005




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